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Cosa resterà della didattica a distanza?

Durante la pandemia, l’istruzione è stata una delle prime attività a fermarsi. Quando si è capito che questa situazione sarebbe andata per le lunghe, si è cominciato a pensare ad alcune alternative.

E così, dopo poche settimane dalla prima chiusura delle scuole, gli studenti italiani sono improvvisamente entrati nell’universo della didattica a distanza (DAD), nel quale sono tutt’ora immersi. Da un giorno all’altro, gli alunni si sono ritrovati a seguire videolezioni, consultare il calendario, i voti e i compiti sul sito della scuola, trascrivere temi ed esercizi su Word e spedirli via email ai professori, eseguire verifiche in diretta online.

Per didattica a distanza si fa quindi riferimento ad una serie di strumenti vari ed articolati che consentono all’istruzione di proseguire anche da remoto. La prima distinzione da fare è quella tra lezioni sincrone e asincrone: queste ultime sono le più facili ma meno efficaci, consistono infatti nell’assegnazione di compiti e pagine da studiare tramite e-mail da parte del docente o anche nel mostrare agli alunni videolezioni preregistrate.

La lezione sincrona invece è la modalità più innovativa, che porta l’istruzione nel futuro attraverso una serie di strumenti dalle enormi potenzialità, come Meet, Zoom, Schoolwork, WeSchool e tantissimi altri ancora. Anche sui contenuti c’è grande fermento e disponibilità da parte delle aziende e piattaforme, che hanno messo app e libri digitali a disposizione gratuitamente per quattro mesi.

Le difficoltà ovviamente non mancano: le differenze nella preparazione dei professori, la volontà di accogliere il cambiamento o di ostacolarlo, le piattaforme utilizzate che possono cambiare a seconda della lezione ed altre cose ancora. Ma tra tutte queste difformità c’è anche un aspetto positivo: gli allievi prendono confidenza con una molteplicità di strumenti e soprattutto imparano a non a fare le cose sempre nello stesso modo.

dad

Un’altra difficoltà è, ad esempio, la disparità tra scuola e scuola, o peggio ancora tra alunno e alunno. Un recente rapporto illustra ancora una volta i problemi in termini di divario digitale: molte famiglie, infatti, non possiedono computer o tablet in casa. Per cercare di ridurre questi numeri elevati, il Governo italiano metterà a disposizione risorse destinate alle famiglie meno abbienti per l’acquisto di tablet, pc e connessioni veloci.

Cosa resterà di questa didattica a distanza?

Probabilmente resterà parecchio: le scuole sono state le prime a chiudere ma si è anche compreso che l’istruzione ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita di ogni Paese, anche se non vi è la certezza che sarà tutto come prima.
La DAD, probabilmente, dovrà essere utilizzata anche dopo questo periodo emergenziale. La tecnologia e l’esperienza maturata in questi mesi di online learning dovranno essere sfruttate per costruire una nuova scuola, in cui le lezioni tradizionali sono integrate dagli strumenti tecnologici con cui si è presa confidenza in questi mesi.

Finora è stato comprensibile che si sia andati avanti un po’ a singhiozzo, con mezzi e partecipazione disomogenei. La pandemia che stiamo affrontando è una tragedia, ma se vogliamo cercare un aspetto positivo, questo potrebbe essere la sua capacità di metterci di fronte a una nuova realtà e accelerare trasformazioni tanto necessarie quanto per troppo tempo rimandate. Sta a noi saperle accogliere nel migliore dei modi. Ma quel che è sicuro è che la digitalizzazione della didattica segnerà il futuro della scuola.

 

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